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Italiani nella polvere
view post Posted on 6/11/2009, 13:53Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 6/1/2010, 16:00


Secondo i dati europei consumiamo la più alta quantità di coca.

In Italia si vendono ogni anno 100 tonnellate di cocaina, per un giro d’affari da 30 miliardi di euro. Solo nelle fogne di Torino, ogni giorno, finisce un chilo e mezzo circa di polvere bianca. L’Italia, secondo i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe (Oedt), pubblicati ieri, è il paese in Europa che consuma più cocaina. Il comandante provinciale dei carabinieri, Vittorio Tomasone, conferma il trend: “A Roma ne abbiamo sequestrata, dall’inizio dell’anno, 333 chili; un dato in crescita rispetto al 2008 quando erano 215”. E aggiunge: “E’ diminuita l’età del primo consumo, i ragazzi iniziano a sniffare a soli dodici anni”.

[...]

Due le motivazioni principali che spingono la gente a sniffare: innanzitutto il divertimento. “C’è una vera filosofia del weekend, del ristorante alla moda, della barca, delle donne, del privé in discoteca”, continua Blumir. Poi c’è un altro aspetto, quello dell’efficienza: la “bamba” elimina il sonno, la fatica, l’appetito. Per questo si diffonde anche tra gli operai o i professionisti in carriera che devono reggere gli straordinari. Nella classifica dell’Osservatorio europeo delle droghe, l’Italia è seguita a distanza ravvicinata da Danimarca, Spagna , Irlanda e Regno Unito. Sono 12 milioni le persone che nell’Unione europea consumano o hanno consumato la cocaina. Ogni anno la droga provoca fino a 8 mila morti: ogni ora, in media, qualcuno muore di overdose. Dal 1973 a oggi in Italia ce ne sono state oltre 22 mila. Oltre sette milioni e mezzo di giovani nel Vecchio continente l’hanno provata almeno una volta, anche se la percentuale europea è scesa del 13 per cento. Aumenta invece dell’11 per cento, tra i ragazzi, l’uso di cannabis. Bassi invece i consumi di coca negli Stati in cui dominano le anfetamine. Spiega Blumir: “Dal 2002 ci sono state diverse campagne governative per dimostrare che le droghe, senza distinzioni, sono dannose. Purtroppo però ha coinciso con la campagna di marketing fatta dalla ’Ndrangheta che mandava i pusher in strada a spiegare ai ragazzi che fumare marijuana o tirare coca è la stessa cosa”. La cocaina è particolarmente pericolosa anche perché non ha effetti collaterali evidenti: non ci sono mal di testa del giorno dopo e si può sniffare per mesi, diventando dipendenti, senza notare (e mostrare) sintomi particolari.

( Beatrice Borromeo, Italiani nella "polvere" nessuno sniffa come noi, da Il Fatto Quotidiano Blog)


" Il tuo manoscritto è sia bello che originale ma le parti belle non sono originali e quelle originali non sono belle "

 
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view post Posted on 6/11/2009, 14:49Quote
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Se la Princi Beatrice Borromeo scavasse un po' tra i suoi amichetti, si potrebbe costruire una montagna innevata sulla quale uscire fuori
di testa un week end si e uno no -_-

 
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view post Posted on 13/11/2009, 17:21Quote
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12 novembre 2009
di Federico Mello

La “droga in Parlamento” entra prepotentemente nel dibattito politico nel 2006, grazie alle Iene. Fingendo di voler intervistare deputati a caso, le Iene passano un tampone sulla fronte dei deputati facendo credere che si tratti di una spugnetta con della cipria. In 50 tra deputati e senatori ci cascano, i tamponi – che rimangono anonimi - vengono fatti analizzare. Il risultato è stupefacente: su 50 parlamentari, il 32% risulta positivo al test, in 12 (il 24%) sono positivi alla cannabis e in 4 (l'8%) alla cocaina. Il servizio non andrà mai in onda: interviene il garante della Privacy che, come succede spesso per politici e potenti vari, blocca tutto (viene anche aperta un'inchiesta). Sulla scia del caso Marrazzo, il mese scorso è poi il ministro La Russa a rilanciare l'allarme “droga in parlamento”: “non è vero che tutti i parlamentari si drogano” dice a a Ballarò, e si impegna a fare pubblicamente un test del capello per dimostrare di essere pulito. Passano i giorni e del test di La Russa neanche l'ombra, fino a quando il Fatto Quotidiano non rilancia, chiedendo al ministro notizie sul suo test. Ma si è già messo in moto Carlo Giovanardi, il sottosegretario che ha recentemente dichiarato che Stefano Cucchi, di cui tutti abbiamo visto le foto e le ecchimosi, “è morto per droga”. Chiede scusa poi Giovanardi, ma intanto la sceneggiata dei test antidroga in Parlamento è già cominciata. Come ci racconta un testimone d'eccezione: il nostro Furio Colombo.


La Sceneggiata dei test antidroga
di Furio Colombo

In data 5 novembre giunge a tutti i deputati e senatori una lettera a firma Ignazio La Russa. Un parlamentare fra i parlamentari esorta i colleghi a farsi scrutinare sulla questione droga. Chiaro che tutti coloro che si faranno testare sono “puliti”. Prontamente la Camera dei deputati provvede. Ai piedi di una delle scale da cui si accede all’Aula, compare un “check point Charlie”: due medici, un’infermiera o assistente in camice, un funzionario di Montecitorio, un tavolino, un registro. C’è l’effetto simbolico. Per entrare devi accettare o rifiutare (con la debita impressione di sospetto). C’è l’effetto teatrale, come in uno spettacolo d’avanguardia: un assembramento di medici, come se fosse accaduta una disgrazia. E c’è l’aspetto politico. Trovi infatti una fila di colleghe e colleghi deputati che sostano in attesa del nuovo rito parlamentare: lo strappo del capello. Curiosamente nessuno discute due aspetti, certo impropri e anche un po’ ridicoli, di questo evento, tutt’altro che normale in un Parlamento.

Il primo aspetto è una constatazione banale: farsi “testare” nel giorno previsto, dopo una bene orchestrata campagna di annunci che dura da settimane, è il sogno dei più accaniti “utilizzatori finali” della droga. È il paradiso degli atleti che, invece, vengono sorpresi a caso, in un momento imprevisto, da test come questi. Qui basta saperlo. Fai una figurona offrendoti allo strappo del capello, e il giorno dopo si celebra. Quanto ai molti che si sono fatti strappare il capello perché ci hanno davvero creduto (operazione non facilissima per i molti calvi della legislatura), sorprende la forza di una cultura sgangherata che non sa cosa fare con le droghe e sembra ignara del rispetto dovuto ad un Parlamento.

Ecco infatti il punto più interessante. La lettera che invita tutti noi deputati al fatidico test del capello, giunge in tutte le caselle della Camera su carta intestata “il ministro della Difesa”. Dunque è il ministro della Difesa, con tutto il peso che quel ministro ha nel governo, a chiedere il test del capello. Chiedere o ordinare? Un potente ministro dispone, e subito si forma il posto di blocco con addetti in camice bianco. Immediatamente si formano gruppi di deputati pronti a obbedire al ministro. Qualunque sia l’esito dei test, inevitabile dire: c’è qualcosa di stupefacente in questa malinconica e marginale vicenda. Il silenzio del presidente della Camera e dei capi gruppo parlamentari, almeno a sinistra, è certo un motivo in più d’imbarazzo. È incredibile e umiliante che un Parlamento scatti di fronte al ministro della Difesa gridando “agli ordini”.

da Il Fatto Quotidiano n°44 del 12 novembre 2009


C'entra nulla, ma sarà vero il detto popolare secondo cui a strapparsi un capello bianco ne nascono altri sette?



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